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Perché Barbie è diventata un’icona mondiale?

Barbie è diventata un’icona mondiale per la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti sociali, riflettendo l’evoluzione della società e dando voce a milioni di bambine, promuovendo l’empowerment femminile e l’inclusività.

Il 9 marzo 1959, esattamente 64 anni fa, venne messa in commercio la prima Barbie, la bambola che ha rivoluzionato il mercato dei giocattoli grazie alla sua unicità.

Gruppo di bambole versioni recenti

Qual è stata la prima Barbie?

La prima Barbie, lanciata nel 1959, era una bambola con capelli biondi, pelle chiara e un costume da bagno a righe, pensata per rappresentare una donna adulta.

La celebre bambola nasce in una cittadina del Wisconsin da un’intuizione di Ruth Handler, grazie al prezioso contributo della figlia.

Ruth Handler con i primi modelli realizzati
Ruth Handler con i primi modelli di Barbie (1992)

La piccola, Barbara, era solita giocare con immagini di attrici ritagliate da riviste, preferendole a ciò che c’era in commercio al tempo.

In quel periodo, infatti, i bambini e le bambine erano circondati solo da bambolotti da accudire, e con cui giocare a fare “le madri”. Mancavano nel mercato riferimenti al sesso femminile.

Ruth, osservando la figlia e rendendosi conto delle sue esigenze, decide di spingersi oltre: così ha l’idea di creare qualcosa di nuovo, di diverso.

Una bambola versatile, che potesse ricoprire il ruolo da adulta. Attraverso la quale le bambine avrebbero potuto giocare a fare “le grandi”, immaginandosi adulte.

Poi, durante un viaggio in Svizzera, Ruth si imbatte in una bambola tedesca che aveva riscosso in Europa grande successo: Bild Lilli. Si trattava di una bambola ispirata ai fumetti dell’epoca e molto diversa dagli standard: era in plastica, per la prima volta, e non in porcellana.

Bild Lilli, la bambola tedesca che ha ispirato Barbie
Bild Lilli, la bambola tedesca che ha ispirato Barbie

Ed era proprio ciò che la donna immaginava di realizzare per il mercato statunitense.

Così la compra, la porta con sé di ritorno a casa, e sviluppa sulla base di quel modello una nuova bambola. Nel frattempo, Ruth coinvolge il marito Elliot, co-fondatore della storica casa di giocattoli Mattel assieme a lei, il quale inizia a credere in quella idea.

Ecco che il 9 marzo 1959 nasce Barbie, chiamata così in onore della figlia Barbara.

La prima Barbie
La prima Barbie, Fiera del giocattolo di New York (1959)

Come è stata percepita la prima Barbie dal mercato?

La prima Barbie fu inizialmente accolta con scetticismo, ma il suo design innovativo e la sua unicità la resero un successo, vendendo 350.000 unità nel primo anno.

La bambola debutta sul mercato americano in occasione della fiera del giocattolo di New York, con un costume da bagno a righe, pelle chiara e capelli neri raccolti in una coda. Ad accompagnare un make up forte e sopracciglia inarcate.

Non mancavano gli accessori, elemento distintivo sin dagli esordi: sandali con il tacco, e orecchini dorati.

Packaging della prima bambola
Il packaging della prima Barbie (1959)

L’accoglienza non è subito delle migliori: alcuni venditori, come specifica questo articolo pubblicato da Chiara Crescenzi su TechPrincess e intitolato Come è cambiata: la Barbie – La storia della Barbie dalla sua origine ad oggi, inizialmente si rifiutano di vendere una bambola con sembianze adulte, non avendo mai visto qualcosa di simile.

Eppure, nonostante questo, nel primo anno di produzione la Mattel riesce a vendere ben 350.000 copie, come specifica anche l’articolo del Corriere della Sera “Barbie compie 60 anni: la storia della bambola più famosa del mondo“. Un successo davvero senza eguali, a conferma dell’incredibile vittoria di Ruth e della sua intuizione.

Nello stesso anno la bambola viene poi proposta anche nella sua versione bionda, e viene preferita dalle bambine alla sua variante mora. Per questo motivo Barbie verrà realizzata per un lungo periodo solo con i capelli chiari.

La prima versione bionda di barbie
La prima Barbie nella sua versione bionda (1959)

Era anche simbolo di battaglia sociale?

Sì, Barbie è diventata un simbolo di battaglia sociale, rappresentando una donna con scelte e opportunità, sfidando i ruoli tradizionali e promuovendo l’emancipazione femminile.

Dietro Barbie, infatti, non c’era solo la volontà di creare una bambola. Ma anche di dare vita a un simbolo, un pilastro per la società femminile dell’epoca. Donando voce a chi ne aveva ancora troppa poca.

In un’intervista al New York Times risalente agli anni ‘70, Ruth Hendler dichiara:

“Ogni bambina ha bisogno di una bambola attraverso cui proiettare sé stessa nei propri sogni futuri. Barbie rappresenta una donna che ha delle scelte.”

Ed è proprio questo il punto di forza della bambola: la rappresentazione di mille sfumature e personalità femminili. Perché Barbie dimostra da sempre alle bambine che possono diventare chiunque desiderino.

Tante Barbie per tante bambine. Per tanti sogni, per tante realtà.

La prima Barbie Astronauta

Ecco che nel 1965 la Mattel lancia sul mercato la prima Barbie astronauta, anticipando il primo piede sulla Luna risalente a Neil Armstrong pochi anni più tardi, nel 1969.

La bambola dimostra alle donne che anche le professioni sempre accostate al sesso maschile possono includere e integrare anche il sesso femminile. E così viene immaginata come la prima al mondo a esplorare la Luna.

Barbie Astronauta
Barbie Astronauta (1965)

L’evoluzione tappa dopo tappa

Barbie si è evoluta anno dopo anno, per riflettere il cambiamento della società e le richieste di un mercato in continua evoluzione.

La società cambiava, faceva passi avanti. E con questa anche l’iconica bambola.

Anni ‘60

Negli anni ‘60, Barbie si è trasformata di volta in volta nelle più importanti figure femminili dell’epoca: dai volti del cinema, a quelli politici.

Nel 1963, ad esempio, viene lanciata una Barbie mora ispirata a Jackie Kennedy, First Lady USA dell’epoca.

Barbie ispirata a Jackie Kennedy
Barbie ispirata a Jackie Kennedy (1963)

Negli stessi anni si fidanza. Appare Ken nel 1961, indissolubile compagno della bambola per tantissimi anni. Anche il suo nome è ispirato ad uno dei figli degli Handler, Kenneth.

Barbie e Ken negli anni ‘60
Barbie e Ken negli anni ‘60

Il 1964 è l’anno in cui la bambola sbarca sul mercato italiano.

Nel 1968 viene introdotta anche la prima Barbie afroamericana, di nome Christie, a supporto dell’Equal Rights Amendment, una proposta di emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti per garantire pari diritti ai cittadini senza alcuna distinzione di sesso.

Si percepisce una prima vera evoluzione nella storia della Mattel.

Christie, prima bambola afroamericana
Christie, la prima bambola afroamericana dell’universo Barbie (1968)

Anni ‘70

Sono gli anni in cui Barbie si immedesima nelle professioni più disparate: diventa chirurgo, cameriera, veterinaria, infermiera e perfino assistente di volo.

Barbie chirurgo del 1973
Barbie chirurgo (1973)

Barbie Chirurgo arriva in un periodo in cui pochissime donne avevano la possibilità di studiare medicina all’università, e tale professione era quasi esclusivamente associata al sesso maschile.

Ancora una volta, Mattel si fa promotrice della parità dei sessi nell’ambito lavorativo.

Barbie in tenuta di lavoro
Varie Barbie in tenuta di lavoro risalenti a quegli anni

Ma ad avere il maggior successo è il modello Malibù, datato 1971: viso più tondo e notevole abbronzatura.

Barbie Malibu nel 1971
Barbie Malibu (1971)

Anni ‘80 e ‘90

Gli anni ‘80 segnano un cambiamento epocale per la Mattel: viene messa in commercio la prima Barbie nera.

Infatti, sebbene ci fossero altre bambole africane nella collezione, come l’amica Christie, è stato necessario aspettare il 1980 per una Barbie afroamericana ufficiale, assieme alla prima versione latina.

La prima Barbie Latina
Barbie Latina (1980)

Alla fine degli anni ‘80 la Mattel vanta ben 20 milioni di bambole vendute: il successo è in tutto il mondo.

Eppure, per avere la Barbie più venduta al mondo bisogna aspettare il 1992, con il modello Totally Hair.

Barbie Totally Hair, la più venduta al mondo
Barbie Totally Hair (1992)

Con oltre 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo, questo modello è nel Guinness World Records. Vanta capelli lunghi oltre 20 centimetri, e otto tipi di fermagli per capelli che cambiano colore a contatto con l’acqua.

Gli anni 2000 e le polemiche

Gli anni 2000 non rappresentano un periodo semplice per la bambola dall’inconfondibile chioma bionda.

Il mercato è cambiato. Le polemiche non mancano, e la Mattel viene aspramente criticata per non rappresentare al meglio la diversità delle donne di tutto il mondo, nelle loro fisicità e colori.

Barbie inizia ad essere considerata troppo magra, troppo perfetta. E viene accusata di dare un’immagine negativa della donna, a cui importa esclusivamente la bellezza estetica.

Inoltre, a contribuire alla crisi, nello stesso periodo nel mercato si fa spazio una nuova bambola: la Bratz. Innovativa, irriverente e avanguardistica nello stile.

Bratz anni 2000
Bratz negli anni ‘2000

In commercio a partire dal 2001, presto le Bratz diventano il brand numero uno in Italia, Francia, Spagna, Israele e Regno Unito.

L’era di Barbie sembra ormai tramontata. Ma la Mattel ascolta le nuove esigenze del pubblico, e decide di espandere gli orizzonti tramite un’importante operazione di rebranding.

2015: arriva la Linea Fashionistas

Arriviamo al 2015. È l’anno in cui viene lanciata la linea Fashionistas, che propone modelli di Barbie più vicini alla realtà e alla quotidianità del suo pubblico.

Ben 7 diverse tonalità di pelle, 24 acconciature, 22 colori di occhi e 3 taglie: petit, tall e curvy.

Con la famiglia Fashionistas, si aprono le porte all’inclusività. La Mattel accoglie la diversità, fa di essa un punto di forza. E non la abbandona più.

Le Barbie di diverse taglie e stature della linea Fashionistas
Barbie Fashionistas (2015)

Barbie oggi e l’inclusività

Nel 2018, alla Linea Fashionistas si aggiungono nuove versioni anche di Ken: 15, con corporature diverse che spaziano da più robusta a più snella ed esile.

Poi, più recentemente, la prima Barbie non udente; il primo Ken con la vitiligine.

Puoi approfondire anche questo articolo a tema 👉🏼 Da Barbie a Calvin Klein: come i brand celebrano l’inclusività

La prima Barbie non udente e il primo Ken con vitiligine
Barbie non udente e Ken con la vitiligine (2021)

E la prima Barbie in sedia a rotelle in Italia a partire dall’autunno del 2019. Poi anche il suo inseparabile compagno, Ken.

Barbie e Ken sulla sedia a rotelle (2022)
Barbie e Ken sulla sedia a rotelle (2022)

L’universo Barbie diventa sempre più vario, per riflettere nelle proprie bambole la realtà in ogni sua sfumatura.

Recentemente, nel mercato italiano sono state lanciate nuove bambole, ispirate a due icone femminili contemporanee, diverse ma non troppo. Si tratta di Cristina Fogazzi, in arte L’Estetista Cinica, e Samantha Cristoforetti: entrambe sono state “barbiezzate”.

Barbie per Cristina Fogazzi, aka Estetista Cinica
Cristina Fogazzi, aka Estetista Cinica, e la sua Barbie (2021)

Le due sono un simbolo di indipendenza, tenacia, determinazione: portano avanti – ognuna a proprio modo – la bandiera della forza femminile, e Barbie ha scelto di celebrarle. Per ispirare, ancora una volta, tante bambine ad essere nella vita tutto ciò che desiderano e per dimostrare loro che tutto è possibile, con coraggio e forza di volontà.

Barbie per Samantha Cristoforetti
Barbie di Samantha Cristoforetti (2021)

Il marketing di Barbie

Paladina delle bambine da 64 anni (oggi!) Barbie si è evoluta costantemente grazie alle sue innumerevoli collezioni, rappresentando un modello di riferimento moderno e rilevante per tutte le età.

Il marketing firmato Mattel diffonde un ideale: si allontana dalla classica “bambola per bambini”, per diventare molto di più.

Qual è stato il primo spot pubblicitario di Barbie?

Nel 1959, anno in cui esordisce Barbie, viene lanciato il primo spot pubblicitario, durante un programma per bambini chiamato Mickey Mouse Club e creato da Walt Disney.

Lo spot mostra tutte le Barbie realizzate fino a quel momento. In sottofondo, una musica soave ed elegante si rivolge direttamente alla bambola e le ricorda la sua straordinaria bellezza, il suo fascino magnetico.

Il primissimo spot pubblicitario televisivo di Barbie (1959)

Tuttavia, lo stereotipo è dietro l’angolo; e Barbie ci casca. Negli anni si mostra al pubblico sempre con un viso perfetto, una chioma lunga, un corpo esile e un piede sempre accompagnato dalla scarpa con il tacco.

E questo ha portato non poche critiche: la sua immagine appare troppo lontana dalla realtà, come a voler spingere le bambine ad aspirare a un modello di femminilità superficiale e poco realistico, basato esclusivamente sull’ apparire.

È il momento di cambiare rotta per la Mattel.

Il motto “You can be anything”

Dal 2010 in poi, le cose cambiano. Barbie abbatte le barriere di una bellezza ideale e troppo “stereotipata”, e si focalizza sugli insegnamenti che può trasmettere ai più piccoli: grazie a lei e alle sue tante professioni, le bambine possono credere di poter essere qualsiasi cosa nella vita.

Viene lanciato così uno spot nel 2015 in cui questo messaggio risulta estremamente chiaro.

Spot “Puoi essere tutto ciò che desideri” Barbie (2015)

Poi, si fa un ulteriore passo avanti: Barbie non è un gioco “da maschio” o “da femmina”. È per tutti, senza alcuna distinzione.

Così nel 2017 uno spot pubblicitario, realizzato sia per mezzo televisivo che digitale, mostra padri di diverse etnie giocare con le proprie figlie. Ad accompagnare il tutto l’hashtag #DadsWhoPlayBarbie.

Spot pubblicitario #DadsWhoPlayBarbie, 2017

2021: “A Doll Can Help Change The World”

Infine, nel 2021 si fa un passo ancora più innovativo grazie allo spot “A Doll Can Help Change The World”.
La traduzione è: una bambola può cambiare il mondo.

Lo spot si ispira ad uno studio fatto da alcuni neuroscenziati dell’Università di Cardiff, secondo il quale giocare con le bambole attiva aree del cervello che consentono di sviluppare capacità come l’empatia e la socialità. Si tratta di emozioni determinanti per il successo emotivo, sociale ed accademico dei più piccoli.

Le Barbie aiutano così a cambiare il mondo. A renderlo più empatico, più inclusivo grazie a chi ci gioca.

Nello spot, bambini e bambine, di qualsiasi etnia, giocano nella loro spensieratezza: l’accento è sui concetti di comprensione, generosità, empatia.

https://youtu.be/hXLiK8whHPc

Anche una semplice bambola può aiutare a cambiare il mondo. E tra le bambole rappresentate figura anche la nuova Barbie in sedia a rotelle.

In conclusione, si può dire che le bambole rappresentano un strumento importantissimo attraverso cui i più piccoli imparano ad interagire con il mondo che li circonda.

E in questo Mattel ha il primato assoluto, grazie all’immensa varietà delle sue collezioni.

Post Instagram
Dal profilo Instagram di Barbie

FAQ sulla bambola “Barbie”

Quando è nata la prima Barbie?

La prima Barbie è stata lanciata nel 1959 dalla Mattel.

Perché Barbie è diventata un simbolo di empowerment femminile?

Perché ha mostrato alle bambine che possono diventare qualsiasi cosa desiderano, rappresentando diversi ruoli professionali e sfidando i limiti tradizionali.

Barbie è stata criticata per la sua figura fisica?

Sì, Barbie è stata criticata per il suo corpo irrealistico, ma nel tempo ha evoluto la sua immagine introducendo bambole con diverse fisicità.

Come Barbie ha risposto alle richieste di inclusività?

Barbie ha introdotto diverse versioni di sé, inclusi modelli con diverse etnie, fisicità e Barbie con disabilità, per riflettere la realtà della società.

Cosa ha ispirato la creazione di Barbie?

Barbie è stata ispirata dalla bambola tedesca Bild Lilli, che Ruth Handler acquistò in Svizzera e adattò per il mercato americano.

Paolo Galano

Creatività, passione, dinamismo: è questo ciò che cerco di trasmettere sempre di me. Neolaureato nel campo della linguistica e della mediazione culturale e appassionato di recitazione e ritrattistica digitale, ho scoperto nel tempo il mio interesse verso l'affascinante settore del marketing e della comunicazione digitale. E la diversità tra i vari ambiti non mi spaventa: sono sempre aperto al cambiamento e lo accolgo ben volentieri! Teniamoci in contatto su LinkedIn!