Qual è la storia di una delle barrette più note al mondo, venduta in 80 Paesi e con un payoff conosciuto da tutti come “Have a break, have a KitKat”?
Prendetevi una pausa e leggete questo articolo per scoprire qualcosa in più sul brand KitKat!
Come nasce la barretta di cioccolato più famosa al mondo
Prima di tutto, dovete sapere che il KitKat (o la KitKat a seconda della scuola di pensiero) non ha sempre avuto l’iconica forma a barrette.
Alla sua nascita, nel Regno Unito – 1911, era commercializzato come una scatola di cioccolatini.
Solo successivamente, nel 1935, cambiò forma. L’aneddoto dietro a questo cambio è interessante: si dice che fu un dipendente della Rowntree’s, l’azienda dolciaria britannica creatrice del KitKat, a suggerire di creare uno snack spezzafame da portare comodamente al lavoro nello zaino.
Da questa richiesta di “praticità” a partire dal 1935 KitKat iniziò ad essere venduto nella sua forma attuale, a barrette, e inizialmente con il nome di “Chocolate Crisp”.

E da quel momento cambiò anche la sua consistenza: infatti per fare in modo che fosse più accessibile, la Rowntree’s utilizzò i wafer insieme al cioccolato così da mantenere il prezzo al di sotto di quello di una tavoletta di cioccolato puro.
Ne uscì un prodotto innovativo, in cui il wafer cambiava l’esperienza sensoriale del mangiare il cioccolato, rendendolo più “crispy”.
Da chocolate crisp a KitKat
Vi siete mai chiesti come nasce il nome KitKat?
Facciamo un salto indietro fino al diciassettesimo secolo. Si pensa che il nome si ispiri al “Kit-Cat Club“, un circolo culturale londinese nato nel XVIII e frequentato anche dai dipendenti dell’azienda. Da qui nacque il KitKat – Chocolate Crisp.
KitKat diventa Blu
Parlando di packaging, se ormai siamo abituati ad associare il KitKat al colore rosso del pack, non è però sempre stato così.
Ci fu un periodo tra il 1944 e il 1947 in cui nel Regno Unito si verificò una carenza di latte a causa della Seconda Guerra Mondiale, il che causò anche la sospensione dell’uso del cioccolato al latte.
KitKat in quel periodo fu quindi rinnovato nella ricetta, per 3 anni fu commercializzato un KitKat di cioccolato fondente che cambio anche il packaging, diventando blu.

Come si nota dall’immagine, anche il logo fu cambiato in quel periodo: KIT KAT venne scritto tutto in maiuscolo e in bold. Il pack riportava inoltre una spiegazione per questo cambio radicale, così come la pubblicità di allora che recitava: “Niente più Chocolate Crisp fino a dopo la guerra”.
“Have a break”: un utilizzo strategico
Ma parliamo dell’iconico pay-off del brand: “Have a break, have a KitKat”.
Questo famoso slogan è stato inventato nel 1957 dal pubblicitario inglese Donald Gille e da quel momento non è mai stato cambiato. L’idea che trasmette è che KitKat sia parte della vita di tutti, in qualsiasi momento: è sempre un buon momento per fare una pausa con la barretta di cioccolato, senza bisogno di un’occasione speciale.
Successivamente, l’avvento della tv commerciale ha consacrato ancora di più KitKat come il compagno di merende, o meglio di “break”, facendo esplodere il payoff, già accattivante e facile da ricordare.
Se date una sbirciata alla comunicazione social di KitKat, vi accorgerete di come vi sia sempre un rimando alla parola “break”. Non solo viene sfruttato il payoff, ma il brand gioca molto con la la parola, inserendola a vari livelli.
Ecco qualche esempio:

Profilo Instagram di KitKat
Petition to rename Sunday, Breakday – like this post to sign the petition. 🍫☕

Breaking news! KitKat® Chunky Black & White is out now! 🍫

Just us breaking up your feed to remind you to have a break! 🍫

È invece di quest’estate la campagna di KitKat che invita a prendersi una pausa dalla frustrazione tecnologica.

Il video rappresenta ironicamente il momento di “frustrazione” quando dimentichiamo la password e ci vengono chieste le domande di sicurezza, di cui non ricordiamo comunque la risposta.
KitKat invita quindi a prendersi una pausa da tutto ciò. A tal proposito, Stephanie Scales, senior brand manager di KitKat, ci dice:
“Noi di KitKat sosteniamo le pause da oltre 85 anni e la nostra nuova campagna non fa eccezione. Nel mondo di oggi, caratterizzato da ritmi frenetici, siamo tutti costretti a fare di più e a essere di più, e per questo motivo prendersi una pausa è più importante che mai”.
Il mistero del trattino

Sapreste dire a un primo sguardo qual è quella giusta?
Se la risposta è “no”, non vi preoccupate, non siete gli unici. Il brand KitKat è spesso soggetto all’effetto Mandela, ossia un falso ricordo spesso collettivo, quando tutti pensano che una cosa sia in un certo modo ma la realtà è differente.
La versione giusta in questo caso è quella a destra. Spesso si pensa infatti che KitKat sia scritto con il trattino (Kit-Kat) ma in realtà in nessuna versione del logo è mai stato presente un trattino.
Anche lo stesso brand lo ha dichiarato in un tweet

Speriamo di avervi incuriosito con la storia di questo brand, alla prossima!
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